Movimento per l'Alleanzanazionale

Nati per unire

Disoccupazione e futuro incerto, uguale “disagio sociale”

crisidi Daniele Baldini – Luci di ripresa affievolite da previsioni economiche sempre meno serene rafforzano il malessere di un paese stretto nella morsa della disoccupazione che continua a stringere la ripresa economica. I dati statistici continuano, inesorabilmente dal 2009, a rilevare una costante crescita del numero dei disoccupati e lo scenario, stando alle previsioni di alcuni economisti, sulla sia di congetture internazionali potrebbe peggiorare nell’anno prossimo.

Questa è la fotografia di un’Italia, perla del mondo per storia, cultura e ricchezze paesaggistiche, che si risveglia ogni giorno con una rinnovata coscienza di massa, un pensiero che esprime, in sintesi, tutta sua drammaticità in una parola “ disoccupazione” . Il significato del termine va oltre l’aspetto oggettivo, fino a quello psicologico, che conduce a effetti personali disastrosi, frammenta il tessuto delle relazioni umane ed erode le basi della solidarietà verso il prossimo. Una piaga sociale, potremmo definirla, che colpisce due generazione rendendole prigioniere di libertà di scelta su prospettive di vita, per quanto concerne gli over quaranta, e per i progetti di vita per il 60% della sacca non lavorativa che colpisce la fascia di età 20/35 anni.

Alla luce di questo scenario, la riflessione passa doverosamente dall’aspetto della capacità dell’industria di riassorbire le sacche di disoccupati, al disagio personale derivante dal protrarsi di una condizione di mancato impegno lavorativo che porta la persona ad una situazione di “disagio sociale” con ripercussioni non solo individuali ma anche alle condizioni familiari. Parlare di “ disagio sociale ” diventa un’impresa particolarmente delicata, che dalla politica, spesso, è percepita quasi superficialmente forse perché la stessa non ne subisce le conseguenze personali ed economiche. Oggi vi sono moltissime persone che hanno definitivamente smesso di cercare un’occupazione, rivolgendosi ad enti di solidarietà ed a centri di distribuzione di beni di prima necessità, segnando una resa passiva alle dinamiche economiche.

Si viene così a creare un mondo sottostante della nuova povertà, che nelle città del nostro paese e dell’Europa si arricchisce ogni giorno di popolazione non censita e non percepita in modo tangibile dalle fasce sociali più abbienti del paese. Se questo fenomeno continua a dilagare, con inevitabili ripercussioni sulle prospettive delle generazioni future che, anche per riflesso, ne subiscono le conseguenze, il problema del disagio sociale di massa può, inevitabilmente, trasformarsi in un problema di “pace sociale” e “sicurezza pubblica”. I confini sono estremamente sottili e già in qualche allarme, se per isolato, è un segnale preoccupante. Cosa può fare il legislatore, inteso anche nei livelli di competenza amministrativa locale? Dare interventi a pioggia per il sostegno del reddito? Questi sono già stati promossi, se pur con scarsi risultati, con gli ammortizzatori sociali in deroga (contratto Stato-Regioni). La considerazione è che gli interventi legati agli ammortizzatori sociali risolvono un’emergenza per un determinato periodo, ma non difendono i posti di lavoro ed i soggetti coinvolti dovrebbero, per un equilibrio socio-psicologico, continuare nell’impegno professionale e/o lavorativo.

Oggi, come sempre, il posto di lavoro viene salvaguardato dalle dinamiche economiche e dalla solidità dell’impresa ed in particolare, in Italia, dalla piccola media impresa per cui sarebbe auspicabile l’attivazione di politiche a sostegno economico mirato a quelle imprese che intendono percorrere la strada dell’innovazione tecnologica, per restare in competizione con un’economia che è divenuta sempre più globalizzata.

http://www.danielebaldini.info

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Questa voce è stata pubblicata il novembre 28, 2013 da in Soldi nostri con tag , , .
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