Movimento per l'Alleanzanazionale

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MENIA A MELONI: “CORRIAMO AI RIPARI PER EVITARE L’OBLIO”

Il reggente di Fli Roberto Menia tra i promotori del Movimentoxlalleanzanazionale, in una lettera aperta alla leader di FdI, chiede un cambio di passo.

 Cara Giorgia,

anch’io ti scrivo prima che il tempo scada per davvero e per tutti. Ti scrivo per dirti sinceramente quel che penso e quel che provo, cogliendo l’occasione indiretta da una tua lettera aperta a Francesco Storace in cui, per inciso, citi anche me. Il passo è questo. “Abbiamo così cominciato a riannodare i fili della nostra comunità, confrontandoci prima con i vari segmenti non organizzati per arrivare, alla fine, alle realtà organizzate. Tra queste ovviamente quella di cui sei leader, la Destra, ma anche il FLI di Roberto Menia.

Ma il confronto di cui parli non c’è mai stato. In questi mesi due sole sono state le nostre occasioni d’incontro: la prima, ad Atreju, la seconda alla vigilia dell’assemblea della Fondazione AN. Ad Atreju venni invitato (e mi fece piacere) ad un dibattito sulla storia del Fronte della Gioventù, non altro. A margine ci parlammo, con sincerità, dopo tanto tempo e tanti rancori. Ti dissi quel penso ancora e pubblicamente ripeto.
1. Siamo tutti orfani e abbiamo bisogno di ricostruire la casa comune, non per preservare posti ma per dare rappresentanza e continuità alla tradizione politica, unica e originale, della destra italiana
2. Qualità e gioventù ti danno la possibilità di essere l’elemento unificatore dei tanti improduttivi spezzoni in cui si è frastagliata la destra italiana: per fare questo, evita il settarismo, gli atti di arroganza, riconosci dignità a chi ha fatto percorsi diversi dai tuoi, non andare a fare la pesca dei singoli in casa d’altri.
Poi ci siamo rivisti il giorno prima dell’assemblea della fondazione AN. In quell’occasione, a me e ad altri comunicavi che all’indomani avreste presentato una mozione che affidava il simbolo di AN a Fratelli d’Italia, ma sotto il controllo della Fondazione stessa. Curiosa coincidenza, il giorno prima il cda della fondazione si era allargato di un membro (tu) che blindava una maggioranza di 8 su 15. E’ quello che in giurisprudenza si dice il caso del “controllore controllato”.

Di quell’assemblea mi resta il ricordo delle urla e di parecchi insulti gratuiti ricevuti. Ma sostenevo una tesi, non stavo a fare trattative personali per me stesso: altri, più furbi, hanno trovato comunque come accomodare le cose sulla via dell’officina, o della fondazione, o delle fondazioni.
Ma, a prescindere da tutto ciò, per me il punto d’arrivo non cambia. Vedo chiaro il pericolo sempre più incombente della fine di una storia e di una tradizione politica, tanto più ora che il Cavaliere, attraverso l’accordo con Renzi sulla legge elettorale, sarà messo nelle condizioni di eliminare tutto ciò che gli sta intorno.
Non credo, come dice Fini, che il 4 o il 5% sul simbolo di AN servirebbe solo a salvare alcuni rappresentanti di un ceto politico in via di scomparsa. Leggo in quelle parole l’amarezza della solitudine, di troppi amici perduti, di troppi atti di coraggio mancati, purtroppo di troppi errori commessi.

Io credo invece che quei numeri e quel simbolo servirebbero a far sopravvivere libera una tradizione politica, con le sue idealità e storie ed a generare nuovi semi. Altrimenti resta solo la via della trattativa personale per salvare la pelle o dell’annessione (passiva) in Forza Italia.
Io credo nella forza dei simboli, credo come ci insegna la tradizione del “symbolum”, nella sua capacità di trasmette e legare: ecco perchè, Giorgia, assieme ad altri avevo lanciato la manifestazione ed il Movimento per Alleanza Nazionale: non una furbata di una minoranza contro un’altra minoranza un po’ più forte. Tante sigle si autocancellano in omaggio all’unica che tutti ci rappresenta ed è ancora evocativa per molti italiani che non sanno più dove andare: non pacottaglia da antiquariato o minestra riscaldata, ma una ripartenza possibile ed una casa comune.
Anche se è sempre più difficile, credo si possa fare ancora.
Con equilibrio e intelligenza. Mettendo assieme capacità di rinnovamento e tradizione, continuità ed esempi.
C’è chi lascia nel suo percorso politico realizzazioni, leggi, idee, chi esercizio del potere, rampantismo e guai giudiziari.
Mi piacerebbe tornare ad avere una casa comune, stare assieme a quelli con cui ho diviso anni e anni di battaglie e conoscerne di altri, migliori di quanto non sia stata questa generazione che tutto ha bruciato.
Non per fare il padrone di casa, ma neppure l’ospite.
Tu hai il pallino, cara Giorgia. Giocatelo bene.
Un abbraccio

Roberto Menia

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Un commento su “MENIA A MELONI: “CORRIAMO AI RIPARI PER EVITARE L’OBLIO”

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Questa voce è stata pubblicata il gennaio 23, 2014 da in Interni.
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